SEZIONI RESTAURO
Settore Restauro Mosaico e Pietre Dure

Mausoleo di San Francesco Saverio
Goa (India), Chiesa del Bom Jesus

 


Nel 1698 venne inviato a Goa e montato sul posto un grandioso “catafalco” di pietre pregiate e bronzo, donato da Cosimo III de’ Medici alla chiesa gesuitica di Goa, quale supporto per l’ urna argentea con le spoglie di San Francesco Saverio. Il grandioso monumento quadrilatero, sviluppato in altezza per circa 5metri, era composto da oltre quaranta pezzi, realizzati con ingegneristica precisione, in modo da collegarsi secondo incastri precisi, che consentissero un facile montaggio una volta che l’opera fosse arrivata nelle Indie orientali.

Realizzato su modello dello scultore Giovan Battista Foggini, che all’ epoca dirigeva la manifattura medicea e che realizzò personalmente i quattro rilievi bronzei delle fiancate, il mausoleo impegnò l’ antico “Opificio” dal 1689 al 1695, anno nel quale venne esposto all’ ammirazione dei fiorentini nella Cappella dei Principi, preziosa architettura di pietre dure al cui interno il mausoleo ben si intonava. Dopo due anni di esposizione, la monumentale opera fu affidata a due artefici della manifattura, e suddivisa in numerose casse venne imbarcata su una nave portoghese, con la quale giunse a Goa nell’ autunno 1698. I due fiorentini riuscirono a montare il mausoleo nella chiesa dei Gesuiti, all’interno della cappella consacrata a San Francesco Saverio, in sole due settimane, coadiuvati dalle maestranze locali, per intraprendere pii un lungo viaggio di ritorno concluso agli inizi del 1700.

Questa vicenda suggestiva e piuttosto insolita ha visto di recente il ritorno dell’ attuale Opificio sulle tracce dei suoi antichi predecessori, per un intervento di revisione e restauro, richiesto dal vescovado di Goa, sensibile alla grande venerazione di cui è tuttora oggetto la cappella di San Francesco Saverio, e promosso dalla Ambasciata italiana di New Delhi. L’ intervento si è svolto nel 1998, appunto nella ricorrenza dei tre secoli di presenza del mausoleo a Goa, e ha comportato tre fasi: in un primo soggiorno, l’ Opificio ha attuato una verifica dello stato generale, compromesso da alcuni dissesti statici e da perdite di materiali. Varie profilature marmoree erano disallineate e fratturate, e in passato risarcite con grossolane stuccature; ampiamente perdute erano inoltre varie sezioni di pietre policrome, intagliate a rilievo, dei quattro mazzi di gigli intarsiati su pannelli applicati ai lati lunghi. Le stuccature sono state rimosse, e sono stati ricavati grafici e calchi della parti da risarcire, che nella seconda fase operativa sono state scolpite o intagliate nei laboratori fiorentini dell’ Opificio; l’ integrazione dei mazzi di gigli ha comportato il rifacimento di 189 pezzi di pietre, lavorate a rilievo secondo modelli precisamente deducibili da quanto restava in opera a Goa.

Nella terza fase, nuovamente a Goa, il restauro ha attuato la messa in opera delle parti lapidee rifatte; la realizzazione di stuccature di giunzione e di risarcimento di varie scheggiature e lacune; lo smontaggio, integrazione e rimontaggio, entro le solenni cornici bronzee, di quattro ovati di alabastro marino che sormontano le quattro facce del mausoleo; infine la generale pulitura delle parti sia lapidee che bronzee. Queste tuttavia avrebbero necessità di un vero e proprio intervento, di risanamento e di pulitura più approfondita, da attuare nei laboratori fiorentini: chissà che ancora una volta l’ Opificio non torni a percorrere le rotte dell’ Oriente….

Per la presentazione dell’ opera e dell’ intervento, cfr. A. Giusti, Ritorno in India: di nuovo l’ Opificio e il mausoleo di San Francesco Saverio a Goa, in “OPD Restauro”, n.11,1999, pp.278-289.

 



Opificio Pietre Dure e Laboratori di Restauro - Firenze