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Teca della Sacra Cintola del Duomo di Prato

La storia della città di Prato è legata strettamente fin dall'epoca medioevale, a quella della sua Reliquia, la Sacra Cintola della Madonna. Questo oggetto fu portato a Prato dalla Terra Santa nel XII secolo da un mercante, che lo donò alla pieve di Santo Stefano; la reliquia ha da allora contribuito grandemente ad un'identificazione civica e religiosa della comunità pratese. Alla prima capsella di Maso di Bartolomeo, dove il "sacro cingolo" veniva ripiegato dopo ogni ostensione, è seguito nel 1638 un nuovo reliquiario, studiato appositamente per contenere l'oggetto disteso ed evitare stress deleteri per il tessuto.

La storica teca in cristallo di rocca con legatura in argento dorato e applicazioni in oro smaltato (fig. 1) ha racchiuso la reliquia della comunità pratese dal 1638 fino al 2008, quando è stata sostituita da un nuovo prezioso astuccio e inviata all'Opificio per essere sottoposta ad un improcrastinabile intervento di restauro. Il Reliquiario infatti recava i segni dell'usura secolare causata dalle numerose ostensioni. Al contrario della robusta struttura, i delicati elementi in oro smaltato applicati su di essa risultavano in larga parte spezzati, deformati o lacunosi. E' probabile che a causa della loro forma così articolata, rimanessero spesso impigliati nelle vesti vescovili durante la cerimonia dell'ostensione.

Essendo rimasto in uso dalla metà del Seicento fino ai giorni nostri, il reliquiario ha subito numerosi interventi di manutenzione; il più evidente, quello di Giuseppe Landini nel 1707, ha visto il totale rifacimento a imitazione di alcuni elementi, riconoscibili dal diverso spessore del metallo e dalla diversa cromia degli smalti.

Una volta smontata la struttura in tutte le sue parti (fig. 2) è emerso, nella parte interna, un massiccio intervento di saldatura a stagno, volto a stabilizzare i tanti frammenti che compongono le decorazioni perimetrali, ormai consunte. Numerosi elementi della cornice interna risultavano spezzati e mancanti di alcune parti di collegamento. Le superfici metalliche presentavano un buono stato di conservazione, e solo un deposito pulverulento misto a materiali cerosi negli interstizi e nei sottosquadri del modellato.

L'intervento di restauro ha mirato al consolidamento delle varie fratture per un ripristino dell'integrità formale degli elementi e in generale dell'opera. Questa operazione è stata possibile grazie alla saldatura a mezzo laser, con il quale sono state effettuate numerose saldature sulle parti in oro che risultavano scomposte in più frammenti (fig. 3).

Le microsaldature hanno permesso di ricostruire molti elementi decorativi, senza danneggiare gli smalti presenti. Le parti deformate sono state lentamente riportate alla loro forma originale per mezzo di graduali azioni meccaniche e lievi apporti di calore.

Gli elementi decorativi che risultavano lacunosi sono stati integrati con microfusioni in oro, realizzate su calco di altri elementi uguali e integri (fig. 4). La scelta di utilizzare oro di fusione ha permesso l'unione di parti originali e rifacimenti tramite piccole saldature con il laser e ha garantito una perfetta compatibilità tra i materiali originali del reliquiario e quelli aggiunti.

Le integrazioni sono state limitate a quelle parti che altrimenti non sarebbe stato possibile ricollocare poiché prive di connessioni (fig. 5). Date le numerose lacune, un esteso intervento di integrazione avrebbe falsato l'originalità del reliquiario. Alcuni elementi meccanici (viti e dadi) che erano andati perduti sono stati riproposti in argento dorato simulando le forme di quelli ancora presenti.

Cliccando qui è possibile scaricare un pdf (dimensioni 850 kb) contenente la spiegazione delle note storiche e dell'intervento di restauro; è disponibile inoltre la Galleria Fotografica della inaugurazione della Mostra presso il Museo dell'Opificio.

Fig. 1- Vista d’assieme della preziosa teca secentesca in argento dorato, smalti su oro e cristallo di roccaFig. 2 - La teca, smontata in tutti i suoi elementi, al termine del restauro, prima del rimontaggio finaleFig. 3 - Tramite la saldatura a mezzo laser, è stata recuperata l’integrità dei fragili elementi in oro fratturati, consentendone il sicuro rimontaggio sulla struttura in argentoFig. 4 - Tramite calco siliconico di analoghi elementi integri, è stato possibile ricostruire le porzioni mancanti degli elementi lacunosi, laddove queste fossero indispensabili per il rimontaggioFig. 5 - Tramite calco siliconico di analoghi elementi integri, è stato possibile ricostruire le porzioni mancanti degli elementi lacunosi, laddove queste fossero indispensabili per il rimontaggio