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L'OPD al Salone dell'Arte e del Restauro di Firenze 2016: Da Ghiberti a Vasari.

Da Ghiberti a Vasari.
Restauri dell’Opificio nel cinquantenario dell’alluvione

 

Fortezza da Basso, Padiglione Cavaniglia, Sala Forni

Venerdì 11 novembre 2016 – ore 9.30-18.00

 

Anche quest'anno l'Opificio delle Pietre Dure, istituto centrale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, partecipa alla quinta edizione del Salone del Restauro di Firenze, con un convegno di un'intera giornata Da Ghiberti a Vasari. Restauri dell'Opificio nel cinquantenario dell'alluvione nel quale si renderà conto non soltanto dei restauri  di due opere che avevano subito  i danni provocati dall'alluvione quali la Maddalena penitente di Donatello e la Porta Nord del Ghiberti, ma anche di alcuni importanti restauri conclusi di recente, come quello del Busto reliquiario di Santa Margherita d'Antiochia della cattedrale di Montefiascone e del gruppo scultoreo raffigurante la Visitazione di Luca della Robbia della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia. Il pomeriggio sarà interamente dedicato alla presentazione del restauro dell'Ultima Cena di GiorgioVasari, opera considerata difficilmente recuperabile e che ora, a distanza di cinquant'anni dall'alluvione, è tornata  in Santa Croce.

Altri interventi, distribuiti lungo tutto l'arco della durata del salone, daranno un quadro dell'intensa attività dell'Istituto sia in campo editoriale che nelll'attività di ricerca.

 

 

I SESSIONE

ORE 9.30-12.30

Chairman: Marco Ciatti 

9.30 Settore Sculturee lignee policrome

  • Laura Speranza, Peter Stiberc
    La Maddalena penitente di Donatello e i suoi restauri 

10.15 Settore Oreficerie

  • Clarice Innocenti, Cinzia Ortolani, Mari Yanagishita
    Il restauro del Busto reliquiario di Santa Margherita d'Antiochia della cattedrale di Santa Margherita a Montefiascone

11.00 Settore Materiali Ceramici, plastici e vitrei

  • Laura Speranza, Shirin Afra, Mattia Mercante, Filippo Tattini
    Il restauro della Visitazione di Luca della Robbia dalla chiesa di San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia 

11.45 Settore Bronzi e armi antiche

  • Maria Donata Mazzoni, Stefania Agnoletti, Annalena Brini, Simone Porcinai
    Sul restauro della Porta Nord di Lorenzo Ghiberti 

 

II SESSIONE

ore 14.00-18.00 

14.00 Settore dipinti su tela e tavola

  • Presentazione del restauro dell'Ultima cena di Giorgio Vasari

14.00-14.20 Emanuela Ferretti, La res aedificatoria di Vasari nello specchio delle arti figurative: prime note sull'architettura dipinta dell'Ultima Cena delle Murate

14.20-14.40 Daniela Smalzi, Il cenacolo vasariano del refettorio delle Murate: ipotesi ricostruttiva del contesto architettonico

14.40–15.20 Marco Ciatti, Cinquanta anni dopo: i problemi conservativi dei dipinti alluvionati

15.20–16.20 Ciro Castelli, Alberto Dimuccio, I cinque supporti lignei dichiarati "irrecuperabili": dalla criticità al completo recupero

16.20 -17.20, Elisabetta Bianco, Antonella Casaccia, Ilaria Corsini, Chiara Mignani, Debora Minotti L'Ultima cena del Vasari: un restauro al limite del possibile

17.20 – 17.40 Giancarlo Lanterna, Le indagini del Laboratorio scientifico sulla tavola del Vasari

17.40 -18.00 Raffaella Fontana,  Studio dei sollevamenti dello strato pittorico mediante rilievo tridimensionale


 

Abstract degli interventi

Laura Speranza e Peter Stiberc, 
La Maddalena penitente di Donatello e i suoi restauri 

Sono presentati i risultati dei due restauri (uno del 1966-71 e l’altro del 2014-15)  compiuti dall’Opificio delle Pietre Dure sulla straordinaria opera di Donatello, scolpita su legno di pioppo tra il 1453 e il 1455 per il Battistero di Firenze e attualmente esposta al Museo dell'Opera del Duomo. La scultura, dalla notevolissima espressività, “consumata dai digiuni e dall'astinenza” come scrisse Vasari nelle Vite, fu gravemente colpita dall'alluvione del 4 novembre 1966, quando si trovava all'interno del Battistero. L'impegnativo restauro che ne seguì portò alla luce l’antica policromia naturalistica che si celava sotto la superficie monocroma; l'ultimo intervento, accompagnato da approfondite indagini scientifiche, ha ulteriormente evidenziato il ritrovamento del colore originale e ha permesso di compiere ulteriori passi in avanti per la conoscenza della tecnica pittorica e scultorea dell’artista.

Clarice Innocenti, Cinzia Ortolani, Mari Yanagishita,
Il restauro del Busto reliquiario di Santa Margherita d'Antiochia della cattedrale di Santa Margherita a Montefiascone 

Viene presentato il restauro del Busto reliquiario di Santa Margherita di Antiochia, preziosa e monumentale oreficeria in argento dorato, smalti e pietre colorate, appartenente alla Cattedrale di Montefiascone. Il reliquiario, risalente alla metà del XV secolo e riferibile ad orafo di ambito senese, contiene il cranio della Santa martire, raffigurata come una fanciulla cui la capigliatura dorata conferisce particolare grazia, anche per il contrasto con il drago che l’avvolge minaccioso con le sue spire, mostrando i denti aguzzi. L’impegnativo restauro, condotto dal Laboratorio delle Oreficerie dell’Opificio delle Pietre Dure a partire dall’autunno 2015 e terminato nel mese di maggio 2016, è stato eseguito in maniera capillare grazie allo smontaggio dei vari pezzi di cui l’opera si compone. Questo metodo ha consentito di procedere al risanamento delle singole parti attraverso  il consolidamento e la pulitura. L’utilizzo liturgico del reliquiario aveva infatti portato nel corso dei secoli alla deformazione di alcune lamine, all’insorgere di prodotti di corrosione (sali verdi), alla rottura di alcuni castoni con successiva sostituzione delle pietre originali..

Laura Speranza, Shirin Afra, Mattia Mercante, Filippo Tattini
Il restauro della Visitazione di Luca della Robbia dalla chiesa di San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia 

Il gruppo plastico conosciuto come La Visitazione raffigura l'incontro tra la Vergine e Sant'Elisabetta ed è il primo esempio di scultura a tutto tondo realizzata da Luca della Robbia intorno al 1445. L'opera, collocata nella chiesa di San Giovanni Forcivitas a Pistoia, fu modellata, cotta e invetriata in più parti come era consuetudine nella produzione robbiana.
Il restauro, durato circa sei mesi, si è svolto in quattro diverse fasi: pulitura, consolidamento, integrazione plastica e ritocco pittorico. Inoltre,  per assicurare la corretta distribuzione del peso fra la parte alta e la parte bassa del gruppo scultoreo, è stato realizzata una sorta di cuscino in resina utilizzando la scansione 3D. 

Maria Donata Mazzoni, Stefania Agnoletti, Annalena Brini
Sul restauro della Porta Nord di Lorenzo Ghiberti 

Restaurata per la prima volta dopo 600 anni dalla sua realizzazione, in un tempo di soli due anni e mezzo grazie alle innovazioni tecniche messe a punto durante il precedente intervento sulla Porta del Paradiso, questo ha ottenuto dei risultati eccezionali, al di là di ogni aspettativa, evidenziando l’assoluta qualità del capolavoro ghibertiano. Sotto lo sporco e le incrostazioni superficiali di secoli è riemersa la splendida doratura originale presente nei rilievi scultorei delle 28 formelle, nelle testine di Profeti e Sibille e nel bellissimo fregio a motivi vegetali brulicante di piccoli animali, rivelandone i preziosi dettagli esecutivi .
Simbolo dell’inizio del Rinascimento, la Porta Nord è la seconda ad essere realizzata in ordine di tempo, dopo quella di Andrea Pisano (1330 – 1336), e antecedente alla Porta del Paradiso (1426 – 1452). La sua esecuzione fu affidata a Lorenzo Ghiberti dopo aver vinto il celebre concorso indetto, nel 1401, dall’Arte di Calimala. Ghiberti vi lavorò dal 1402 al 1424, aiutato dal padre e orafo Bartoluccio, e da una serie di aiutanti, tra cui il giovane Donatello. La Porta che rappresenta le storie del Nuovo Testamento, riprende fedelmente lo schema di quella di Andrea Pisano con ugual numero di formelle istoriate a cornice mistilinea (quadriloba), disposte in sette file di quattro, 14 per ogni anta. Nelle formelle in basso sono rappresentati i 4 Evangelisti e i 4 Dottori della Chiesa. 

Marco Ciatti, Roberto Bellucci, Ciro Castelli, Cecilia Frosinini, Andrea Santacesaria et.al.
Presentazione del restauro dell'Ultima cena di Giorgio Vasari 

Il restauro dell'Ultima Cena di Giorgio Vasari rappresenta la definitiva vittoria sui danni dell'alluvione del 1966. La grandiosa tavola (cm. 262X660) divisa in cinque pannelli, rimase immersa per più di 48 ore nell'acqua e nel fango dell'Arno all'interno dell'Opera di Santa Croce.
Il suo restauro ha rappresentato per l’Opificio delle Pietre Dure molto di più di un intervento conservativo, sia pur complesso. Si e trattato di confrontarsi, per l’ennesima volta, con i gravi danni provocati dall’alluvione ai dipinti su tavola e concludere provvisoriamente la ricerca in tale ambito tramite un innovativo intervento compiuto su di un’opera considerata sinora difficilmente recuperabile e divenuta perciò nel tempo il simbolo stesso dell’enormità del problema rappresentato dai dipinti su tavola alluvionati. A distanza di cinquant’anni dall’alluvione del 1966 la presentazione dell’Ultima Cena assume dunque un grande significato simbolico al di là delle pur interessanti questioni tecniche ad essa connesse, anche nell’ambito delle iniziative che sono previste con il coordinamento del comitato “Firenze 2016” del quale l’O.P.D. fa parte. Presentare il restauro compiuto dal Laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure sull’Ultima Cena di Giorgio Vasari significa anche risalire ad uno dei motivi della nascita dell’attuale Istituto e ricostruire una storia di esperienze, ricerche ed innovazioni lunga davvero mezzo secolo.