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“Ricerca e restauri dell’Opificio delle pietre dure” L'OPD a Ferrara al Salone Internazionale del restauro - Edizione 2019

17/09/2019

Ferrara - Salone Internazionale del restauro

OPD-FERRARA-2019

Convegno OPD – giovedì 19 settembre 2019, ore 10 - 18 

“Ricerca e restauri dell’Opificio delle pietre dure”
Chairman: Marco Ciatti

10.00-10.30    Presentazione delle attività dell’Istituto

  • Marco Ciatti 

10.30-11.15    La Resurrezione di Sansepolcro di Piero della Francesca

  • Settore restauro pitture murali
    Intervento di Paola Ilaria Mariotti 

Eseguita tra il 1450 e il 1463 a tecnica mista, in parte ad affresco e in parte a pittura a tempera e a secco, la Resurrezione di Piero della Francesca non era probabilmente destinata in origine alla parete della Sala dei Conservatori della Residenza del Palazzo del Governo, ora sede del Museo Civico, dove adesso si trova: sarebbe infatti stata collocata sul muro attuale utilizzando, già dopo la morte di Piero, un trasporto a massello.
Il restauro, a cura dell’Opificio delle Pietre Dure, ha permesso di risolvere i problemi di  solfatazione e decoesione della pellicola pittorica e degli intonaci di cui soffriva la Resurrezione, che presentava, inoltre, sul lato destro una striscia scura causata dalla fuliggine e dal calore del camino posto sul muro alle spalle dell’opera. 

11.15-12.00    I dubbi del giovane Botticelli. Il restauro della Pala di sant’Ambrogio delle Gallerie degli Uffizi 

  • Settore restauro dipinti su tela e tavola
    Interventi di Patrizia Riitano e Luisa Gusmeroli 

La “Pala di Sant'Ambrogio”, raffigurante la Madonna con Bambino e Santi, dipinta intorno al 1470, quando l’artista era appena venticinquenne, risulta rimaneggiata in maniera importante dall’artista stesso, fino alle fasi più avanzate di realizzazione, con interventi che in alcuni casi sono ancora visibili ad occhio nudo, testimoniando l’intenso tormento creativo del giovane maestro, durante la realizzazione della sua prima commissione di rilievo.
La tavola prima del restauro è stata sottoposta ad un'ampia campagna diagnostica alla quale hanno collaborato, oltre al Laboratorio scientifico dell’OPD, CNR INO, INFN e il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Cagliari. Dal confronto tra le immagini ricavate dalle indagini riflettografiche, le radiografie e la stesura definitiva è emerso un numero sorprendente di ripensamenti sostanziali, sia nella fase della pianificazione del disegno, sia nella stesura pittorica, fatto questo, assai insolito per il periodo. 

12.00-12.45    Il San Girolamo di Domenico Ghirlandaio e il Sant’Agostino di Sandro Botticelli nella chiesa di Ognissanti a Firenze

  • Settore restauro pitture murali
    Interventi di Mariarosa Lanfranchi e Cristiana Todaro 

Il San Girolamo di Domenico Ghirlandaio e il Sant’Agostino di Sandro Botticelli si trovavano sul tramezzo che dà accesso al coro della chiesa di Ognissanti a Firenze. Nel Sant’Agostino, in posizione centrale, è presente all'altezza dell'architrave un piccolo stemma dei Vespucci, che, in prima istanza, farebbe ipotizzare un coinvolgimento della famiglia nella commissione delle opere. In realtà lo stemma, peraltro non presente nell’opera del Ghirlandaio, appare inserito a secco e quindi non è possibile poter stabilire il momento in cui venne effettivamente realizzato.

Successivamente, in osservanza dei dettami del Concilio di Trento, molte chiese vennero ristrutturate con l'intento di eliminare alcuni elementi architettonici, tra i quali i tramezzi; risale infatti al 1564 l’intervento con cui il Vasari staccò a massello le due pitture murali e le collocò su due altari nelle pareti contrapposte della navata. L’intervento vasariano viene ricordato in una scritta in latino che è ancora parzialmente visibile sull’architrave dipinta del Sant’Agostino.

Poco prima dell’alluvione del 1966 le opere furono sottoposte ad un restauro realizzato da Leonetto Tintori. Già concluso l’intervento sul Sant’Agostino, attualmente l’Opificio delle Pietre Dure sta curando quello sul San Girolamo del Ghirlandaio. 

 


13.00-14.30    Pausa pranzo


14.30-15.15    Il restauro della Vittoria alata di Brescia

  • Servizio materiali archeologici e Settore restauro bronzi e armi antiche
    Interventi di Anna Patera, Annalena Brini, Monica Galeotti, Francesca Morandini 

La Vittoria alata, bronzo di epoca romana, è una monumentale scultura realizzata con il metodo della fusione a cera persa indiretta ispirata a un modello ellenistico del III secolo a.C., databile attorno al secondo quarto del I secolo d.C.

La statua, scoperta il 20 luglio del 1826 in occasione degli scavi archeologici condotti dai membri dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia, costituisce il pezzo più significativo tra i materiali rinvenuti presso il Capitolium di Brescia e uno dei pochi casi di statue in bronzo conservatesi, l’unico in Italia settentrionale: con il passaggio al Cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero, i simboli pagani vennero infatti distrutti e, nel caso di materiali bronzei, fusi. Per preservarla da tale sorte, la statua venne nascosta in un’intercapedine del tempio, motivo per cui essa è giunta fino ai tempi moderni. Il complesso intervento di restauro a cura dell’Opificio delle Pietre Dure, ancora in corso, dopo l’analisi e la pulitura, è proseguito con un inedito intervento di svuotatura dell’interno del bronzo alla ricerca di eventuali residui delle terre di fusione. 

15.15-16.00    Le indagini diagnostiche sul disegno 8P delle Gallerie degli Uffizi di Leonardo

  • Settore restauro materiali cartacei e membranacei
    Intervento di Letizia Montalbano 

L’Opificio delle Pietre Dure ha compiuto una campagna di indagini diagnostiche sul Paesaggio noto come 8P dal suo numero d’inventario, considerato da molti il primo disegno noto dal grande artista e scienziato toscano e certamente il suo primo lavoro datato (5 agosto 1473). Le indagini, non invasive, hanno visto l’impiego di tecniche sperimentali e confermato l’ambidestria di Leonardo, permettendo di individuare due differenti stesure del paesaggio sul fronte e un simile processo anche sul retro, in cui figurano due paesaggi, uno sovrapposto all’altro, del tutto difformi da quello disegnato sul fronte. L’utilizzo del nerofumo, verosimilmente in forma di pastello testimonia che Leonardo usava questo materiale in un periodo precedente a quanto ritenuto fino a oggi dagli studiosi. Altrettanto precoci sarebbero le numerose tracce di schizzi realizzate in pietra rossa nella parte alta del foglio, sempre sul retro. I primi disegni in pietra rossa di Leonardo infatti erano finora datati al 1492. Dall’esame del retro affiorano, sotto il paesaggio fluviale in basso a sinistra e più in alto, alcuni disegni a punta di piombo, un fiore stilizzato e alcuni motivi geometrici, che risultano particolarmente visibili all’infrarosso. Questa articolata campagna di indagine ha inoltre permesso di ricostruire con precisione la genesi creativa del Paesaggio, per realizzare il quale Leonardo usò diversi strumenti e materiali.  

16.00-16.45    Riflessioni intorno alla bottega di Verrocchio. Il restauro dell’Angelo annunciante della chiesa di san Gennaro a Capannori

  • Settore restauro materiali ceramici, plastici e vitrei 
    Interventi di Laura Speranza, Shirin Afra, Chiara Gabriellini, Filippo Tattini, Mattia Mercante 

L’Opificio delle Pietre Dure presenta il restauro di un interessante e poco noto Angelo annunciante in terracotta della Pieve di San Gennaro in Lucchesia, riconducibile stilisticamente alla bottega del Verrocchio. Il complesso restauro della scultura, andata in frantumi a causa di un incidente occorso nel 1776, è stato compiuto in nove mesi di lavoro. Dopo la rimozione del gesso usato per la riparazione settecentesca, sono stati smontati i vecchi incollaggi inadeguati e si è proceduto alla rimozione degli spessi strati di ridipintura, riscoprendo i preziosi colori originali. Integrate le lacune della terracotta, si è successivamente proceduto al ritocco pittorico a selezione cromatica per ricucire le isole di colore e favorire la corretta lettura dei volumi. 

16.45-17.30    Il Memoriale italiano di Auschwitz. Ricerche e restauro per il nuovo allestimento a Firenze

  • Settore restauro dipinti su tela e tavola
    Intervento di Marco Ciatti 

Il Memoriale italiano di Auschwitz, opera d'arte contemporanea collocata nell'ex campo di sterminio di Auschwitz e poi smantellata, fu voluto, progettato e collocato nel Blocco 21 del campo dall'Aned (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) grazie alla collaborazione di un gruppo di intellettuali tra i quali gli architetti Lodovico e Alberico Belgiojoso, lo scrittore Primo Levi, il regista Nelo Risi, il pittore Pupino Samonà e il compositore Luigi Nono che produssero una delle prime installazioni multimediali al mondo.

Allestita ad Auschwitz nel 1979 e inaugurata nella primavera successiva, l’opera, oggetto di una complessa vicenda internazionale, è stata smontata e trasportata in Italia. Il restauro, supervisionato dall’Opificio delle Pietre Dure, ha compreso il difficile rimontaggio dell’opera, ora collocata nel centro per l’arte contemporanea “Ex3” di Firenze.

 

Conclusione lavori