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La crocifissione della Pinacoteca civica di Forlì: una fiaba sacra. Mostra presso il Museo dell'Opificio

04/09/2009

Firenze

Arazzo Crocifissione con scene della Passione - Pia donna L’arazzo della Crocifissione con scene della Passione, raffinato esempio della maestria degli artisti fiamminghi, è documentato nella città di Forlì, presso il convento di S. Agostino, a partire dal 1525 e fa parte delle collezioni civiche del Comune di Forlì dal 1836.

Arazzo Crocifissione con scene della Passione  - Cristo

La maestria con la quale l’opera è stata realizzata, la sensibilità con la quale sono stati impiegati gli elementi tecnici, i materiali e i colori, hanno fatto ipotizzare un’origine di eccellenza all’interno della manifattura di Pieter van Aelst, la più prestigiosa a Bruxelles nel primo trentennio del ‘500. L’incredibile ricchezza di particolari, la dettagliata narrazione del paesaggio sullo sfondo, la notevole forza espressiva dei volti e la descrizione dello sfarzoso corteo sono creati grazie alla sapiente giustapposizione dei materiali, colpisce infatti l’uso di fili di seta vivacemente colorati e dei filati metallici che definiscono le superfici colpite direttamente dalla luce.

L’opera è stata esposta continuativamente all’interno della Pinacoteca Civica di Forlì dal 1836 ad oggi. L’accumularsi della polvere sulla sua superficie e le reazioni con gli agenti inquinanti dell’aria avevano gravemente irrigidito e inaridito le fibre tessili fino a rendere difficile e rischiosa ogni movimentazione. Il sistema espositivo ottocentesco che fissava l’arazzo ad un telaio per mezzo di chiodi, aveva determinato gravi danni a carico delle zone perimetrali. L’esposizione continua aveva prodotto anche il degrado dei coloranti naturali utilizzati per la tintura dei filati determinando un accentuato abbassamento della scala cromatica e il viraggio di alcuni toni. Alcune patine scure ricoprivano interamente le zone tessute con filato metallico.

Arazzo Crocifissione con scene della Passione - Mercanti

 

Il restauro è iniziato nell’aprile 2008 come tesi di diploma di Federica Favaloro allieva della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio e si è concluso, con il contributo del Rotary Club Firenze Certosa, nel luglio 2009. Le caratteristiche straordinarie dell’arazzo hanno messo in luce la necessità di un approccio del tutto personalizzato. Il concetto di “minimo intervento” è stato sviluppato con l’ obbiettivo di ricercare un equilibrio tra il consolidamento della struttura, il completamento estetico dell’opera e il rispetto verso la precaria condizione conservativa dei materiali costituenti. In questa ottica è stato messo a punto un percorso operativo nuovo a partire dal sistema di pulitura, indispensabile per permettere il successivo consolidamento. Per evitare qualsiasi indebolimento della struttura tessile è stato realizzato un sistema di lavaggio dalle tempistiche notevolmente ridotte, con l’obbiettivo di restituire idratazione alle fibre, eliminare gli agenti inquinanti, recuperare gli originali rapporti cromatici. A tal proposito il filato metallico, oscurato da patine diffuse, è stato trattato prima del lavaggio con una pulitura localizzata per mezzo di piccoli pennelli, che ne ha permesso il completo recupero. Nella fase successiva una tecnica sperimentale, a partire dal metodo integrativo, è stata avviata con la prerogativa di ottenere sia il recupero strutturale sia quello estetico.

La notizia completa 

Orario della mostra:

Settembre: dal lunedì al sabato: ore 8.15 - 14.00; giovedì e primo e terzo martedì del mese: 8.15 - 19.00
Ottobre: dal lunedì al sabato: ore 8.15 - 14.00; giovedì: 8.15 - 19.00

Chiuso le domeniche e i giorni festivi

Informazioni:

Opificio delle Pietre Dure
Ufficio Promozione Culturale,
Via degli Alfani, 78 -
50121 Firenze.

Tel. 055 2651346 - 347 

opd.promozioneculturale@beniculturali.it