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Inaugurazione della lapide alla memoria di Ugo Procacci

26/03/2016

Firenze

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L'iniziativa di onorare la memoria di Ugo Procacci, fondatore nel 1932 del Gabinetto Restauri, da cui origina il moderno laboratorio di restauro dell'Opificio delle Pietre Dure presso la Fortezza da Basso, è stata accolta e sostenuta anche dal Comune di Firenze, essendo stato Procacci una importantissima figura negli studi e nel campo della tutela del patrimonio della città.

Uno fra i grandi protagonisti della tutela  delle opere d'arte durante i disastri della Seconda Guerra Mondiale, Procacci fu poi soprintendente all'epoca della drammatica alluvione del 1966, di cui quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario.


Ugo Procacci

(Firenze, 31 marzo 1905 – 19 febbraio 1991) è stato uno storico dell'arte, funzionario e accademico italiano, specialista di pittura medievale e teoria del restauro.
Si dedicò prima agli studi storici sotto la guida di Gaetano Salvemini, per poi laurearsi in Storia dell'arte, nel 1927. Antifascista, fu socio fondatore del Circolo Rosselli e aderì, durante la Seconda Guerra Mondiale, al Comitato di Liberazione Nazionale.
Secondo una idea scientifica del restauro, fondò nel 1932 il "Gabinetto Restauri" di Firenze, dove coniugò l'interesse per l'attività specifica allo studio del patrimonio artistico del territorio toscano. Il laboratorio da lui fondato confluì poi, nel 1975, all'atto di creazione del Ministero per i Beni Culturali, nel nuovo istituto di restauro nato dalla fusione con l'antico Opificio delle Pietre Dure mediceo. Procacci, coadiuvato da restauratori del calibro di Augusto Vermerhen e Gaetano Lo Vullo, si occupò da vero pioniere di affiancare la ricerca al restauro, creando praticamente dal nulla la storia delle tecniche artistiche.
La sua attività si caratterizzò per l’intento scientifico, aspetto particolarmente innovativo rispetto alla tradizionale cultura del restauro, molto spesso affidata ancora a tradizioni ed usi tramandati nel tempo. Il Gabinetto dei restauri si inserì a pieno titolo nei più importanti dibattiti internazionali e raggiunse così alti livelli tecnici e fama internazionale. Durante la guerra Procacci organizzò con Giovanni Poggi la messa in sicurezza delle opere d’arte dai bombardamenti e dalle razzie naziste, anche compiendo atti di personale eroismo. Viene annoverato tra i “Monuments Men” italiani.
Nel 1958 Procacci divenne Soprintendente ai monumenti e alle Belle Arti di Firenze, Arezzo e Pistoia (duplice carica che tenne fino al 1964, anno in cui lasciò ad altri l'incarico della tutela architettonica per continuare a svolgere quello delle Belle Arti); in tale veste affrontò l'emergenza dell'alluvione fiorentina del 1966, disastroso evento da cui il patrimonio artistico fiorentino riuscì a riemergere soprattutto grazie alla sua forza, tenacia e capacità organizzativa.
Dopo il pensionamento, nel 1972, Procacci iniziò una carriera di insegnamento universitario presso l'Istituto di Storia dell'Arte della facoltà di Lettere dell'Università di Firenze, insegnando Tecniche Artistiche, Storia del Restauro e Uso dei documenti storici per la storia dell'arte. Divenne così maestro della generazione oggi ai massimi livelli della tutela artistica in Italia. Fu accademico dei Lincei.

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