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Un dono imperiale del XIII secolo in seta e oro. Il Pallio bizantino di San Lorenzo del Museo di Sant’Agostino a Genova

Il Pallio è il più grande ricamo bizantino del XIII secolo giunto fino a noi. Esso fu donato nel 1261 dall’imperatore d’Oriente Michele VIII Paleologo alla Repubblica di Genova, in segno di riconoscenza per l’aiuto ricevuto dai genovesi nella riconquista di Bisanzio. L’eccezionale opera, lunga 375 cm. e alta 132 cm., era destinata ad ornare la zona dell’altare maggiore della cattedrale di Genova.

Secondo le fonti, il Pallio è stato ricamato prima del dicembre 1261 ed è suddiviso in venti scene su due registri, tra le quali una, di natura dedicatoria, mostra l’imperatore Michele VIII Paleologo mentre entra nella cattedrale genovese.

Le restanti diciannove scene illustrano le storie di tre santi: San Sisto, San Lorenzo e Sant’Ippolito. Maggiore spazio è lasciato alla narrazione della vita e del martirio di San Lorenzo, santo cui è dedicata la cattedrale di Genova.

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Dettaglio Martirio di San Lorenzo

Le straordinarie misure del Pallio colpiscono ancora di più se si pensa che il sontuoso ricamo in sete policrome e fili metallici di oro e d’argento ha come base un’unica pezza di tessuto, priva dunque di cuciture.

Il tessuto rosso sul quale scorrono le scene, denominato sciamito, era dal punto di vista tecnologico il più avanzato e materialmente il più ricco che si potesse trovare al tempo. Appannaggio di re e imperatori, lo sciamito è un intreccio realizzato esclusivamente in fili di seta, da telai giganteschi (si ritiene che quello del Pallio fosse largo almeno 150 cm.). La sua produzione cessò definitivamente durante il XIV secolo.

I ricami, molto degradati, sono stati realizzati con preziosi filati in oro, argento e sete policrome secondo molteplici tecniche, sulla base di un dettagliato disegno preparatorio.

Lo studio dei materiali costitutivi e del degrado è stato condotto mediante l’impiego di diverse tecniche analitiche, dalla diagnostica per immagini (come la radiografia) al prelievo di micro-campioni per un accurato riconoscimento dei materiali e delle tecniche. I risultati hanno guidato le ricerche e le scelte operative di tutto il progetto di restauro.

Il restauro ha comportato: una fase di intervento di pulitura per aspirazione zonale e controllata; una ricerca che ha portato alla rimozione di una fodera in seta applicata a colla in un restauro del 1950; la pulitura dei filati metallici.

Il progetto di restauro, nella scelta del minimo intervento, ha poi previsto di non consolidare con ago e filo (lavoro che in questo caso sarebbe stato molto invasivo), ma di preservare lo stato di conservazione rinvenuto, trattando il Pallio come un’opera estremamente delicata, assimilabile a tutti gli effetti ai tessuti archeologici (il Pallio ha 759 anni!).

Il progetto di esposizione prevede che il Pallio venga collocato in una teca climatizzata, su un supporto rigido (telaio rivestito in materiali tessili) idoneo sia per la conservazione, che per l’esposizione del grande ricamo con lieve inclinazione.

Tutto il materiale raccolto durante lo studio e l’intervento confluirà in un volume dedicato al capolavoro tessile bizantino.