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Le porte del Battistero di San Giovanni, Firenze - Presentazione degli interventi

CONFERENZA STAMPA PORTA SUD 6 DICEMBRE 2019
Intervento del Soprintendente dell’OPD prof. Marco Ciatti

La conferenza stampa di oggi non vede la semplice presentazione di un’opera restaurata, come ve ne sono molto, ma qualcosa di molto più ampio ed importante. Si tratta della conclusione di un lunghissimo progetto, prima di tutto di studio e di lavoro, compiuto dall’OPD sulle tre porte del Battistero che iniziò nel lontano 1979 ad opera di Umberto Baldini che iniziò i primi studi su una delle formelle della Porta del Paradiso, presentati poi nella grande mostra del 1982 “Metodo e Scienza”, che nel titolo ricorda i due pilastri sui quali deve essere oggi costruito il restauro moderno, rigore metodologico e conoscenza scientifiche della materia e dei suoi problemi. Il restauro della Porta del Paradiso, ultimato poi nel 2012 ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel restauro dei grandi bronzi dorati che ha visto, tra l’altro, l’ideazione, la prototipazione e poi la diffusione di un nuovo tipo di laser per tale ambito, grazie alla collaborazione dell’IFAC-CNR. Infatti, una volta che l’OPD con la rete di esperti ed istituti di ricerca che collaborano stabilmente con noi, ha messo a punto una nuova metodologia di approccio i progetti di restauro delle due successive porte, quella nord di Lorenzo Ghiberti e quella datata 1330 di Andrea Pisano hanno richiesto ciascuno meno di tre anni di lavoro. Ma oltre al restauro delle opere si è anche avuto un enorme incremento delle conoscenze su di esse, dalla tecnica di realizzazione alle vicende successive, confluite già nel bellissimo volume prodotto dall’OPD sulla porta del Paradiso mentre ora auspico che i risultati conseguiti sulle porte Nord e Sud posano trovare una analoga presentazione, forse in un volume unico che potrebbe così anche mettere a confronto le diversità e le analogie tra le opere separate quasi da un secolo di distanza. Faccio poi notare che le innovazioni conseguite per il restauro della scultura in bronzo hanno avuto una importante ricaduta su quasi tutti i grandi bronzi di Firenze, dalle sculture di Orsanmichele ai grandi pulpiti di San Lorenzo di Donatello, tutti restaurati con l’intervento dell’OPD.

Ma la conservazione delle opere e la loro trasmissione al futuro non è fatta solo dal momento del restauro, occorre agire anche in sede di manutenzione e di conservazione preventiva. Per questo l’OPD ha compiuto tra il 1998 ed il 2002 un approfondito progetto di ricerca insieme a vari istituti del CNR e dell’Università, coordinato dal collega Mauro Matteini, denominato “Progetto Battistero” per verificare l’impatto microclimatico ed ambientale sulle porte del Battistero, producendo interessanti risultati che hanno rinforzato e sostanziato l’idea e la decisione poi assunta dall’OPA di non ricollocare le opere all’aperto, ma di presentarle, come oggi vediamo, all’interno del Museo, ora splendidamente rinnovato, all’interno di teche dove i valori ambientali sono sotto controllo e con un costante monitoraggio. Si tratta di una decisione che l’OPD condivide in quanto la scienza non ha trovato un modo di proteggere adeguatamente le opere esposte all’aperto e quindi esposte all’attacco dell’inquinamento atmosferico e ai cambiamenti climatici, sempre peggiori. Si tratta dunque di una soluzione obbligata, per la conservazione della materia artistica, poiché nelle opere d’arte figurativa, l’alterazione e la perdita della materia rappresentano una alterazione ed una perdita dei suoi valori artistici, in modo irreversibile ed irreparabile per sempre, pur sapendo che la conservazione ideale prevede di non perdere i legami ed i valori aggiunti che l’ambiente originale aggiunge all’opera.

Desidero ringraziare dunque tutti i colleghi che hanno lavorato a questo grande progetto unitario delle tre porte del Battistero, tutti i Soprintendenti che mi hanno preceduto: Umberto Baldini, Anna Forlani, Giorgio Bonsanti, Cristina Acidini, Bruno Santi ed Isabella Lapi; i direttori dei restauri Loretta Dolcini, Annamaria Giusti, Maria Data Mazzoni, Laura Speranza e tutti i restauratori ed esperti scientifici che si sono prodigati, ma principalmente le due restauratrici che sono state l’anima degli interventi e cioè Stefania Agnoletti e Annalena Brini.

Tutto ciò è stato possibile oltre all’opera del personale dell’OPD anche per due importanti ragioni: la rete di collaboratori scientifici e quella dei diplomati dell’OPD che, grazie ai contratti erogati dall’OPA, hanno partecipato all’impresa rendendo possibili tempi così stretti mantenendo però la massima qualità possibile.

Ma la giornata di oggi può essere anche intesa come una celebrazione dei risultati conseguiti dalla storica collaborazione tra l’OPA e l’OPD che ha portato negli anni ad una lunga serie di restauri oltre le tre porte, tra cui, solo per ricordare quelli compiuti negli ultimi anni, l’altare e la croce d’argento, i ricami del Pollaiolo, la Maddalena di Donatello, il paliotto del San Zanobi, i reliquiari, le sculture di Arnolfo. Poiché l’OPD non è una ditta che opera su commissione a fronte di un pagamento, l’OPD ha comunque partecipato in tutti questi lavori mettendo gratuitamente a disposizione dell’Opera tutte le proprie risorse interne, inserite in un più vasto progetto del quale l’OPA si è assunto l’onere per le spese esterne. Grazie a questa organizzazione e divisione dei compiti tutto questo è stato sinora possibile. Sono in questi giorni in corso le trattative per il rinnovo di questa collaborazione e colgo l’occasione per affermare la piena disponibilità dell’OPD a proseguire in questo rapporto, in vista soprattutto del necessario intervento sui mosaici del Battistero che l’OPD ha restaurato tra le sue prime imprese nel campo della conservazione tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, proseguendo poi con vari successivi interventi.